Giovanni Nastasi è uno di quei giocatori che non possono essere raccontati senza partire dalla 24 Ore di Briscola in 5, quest’anno la conferma. La maratona più estrema della NBL è stata per lui non solo la competizione preferita, ma anche il filo conduttore di un’intera carriera che, altrimenti, sarebbe apparsa frammentata tra alti e bassi, polemiche e ripartenze. Oggi Giovanni è a quota quattro successi nella 24 Ore, lo stesso bottino di Daniele Raiti e a due soli passi dal record assoluto di Giuseppe Barone.
Il primo colpo arrivò nel 2016, settima edizione della 24 Ore. Con la squadra degli Ippopotami, accanto a Daniele Raiti e Francesco Vecchio, trovò il successo in una gara rimasta negli annali per la rimonta finale. Per Nastasi quella fu anche la prima vittoria ufficiale in un trofeo NBL, e la chiusura di un periodo in cui era ancora considerato un giocatore incompiuto. La sua assenza negli ultimi minuti della sfida fu spiegata da lui stesso come una scelta precisa, un modo per evitare il trauma di un possibile crollo che invece non arrivò.
Due anni più tardi, nel 2018, arrivò il secondo successo, stavolta con ACG3. Con Andrea Cerra e Francesco Vecchio completò una cavalcata che divenne leggendaria grazie al cosiddetto “colpo immorale” di Cerra nel finale. Un episodio così controverso che costrinse la NBL a rivedere i regolamenti, ma che consegnò a Giovanni il suo bis personale.
La terza vittoria arrivò nel 2023 con Briscolafit, accanto ad Andrea Sgroi e Nico Milazzo. In quell’edizione Giovanni fu croce e delizia: in apertura commise una serie di errori imperdonabili che sembravano condannare la squadra, ma compensò con un turno notturno di grande sacrificio, difendendo il punteggio e permettendo ai compagni di portare a casa l’edizione.
Il poker, infine, si è materializzato nel 2025. Al termine della gara, Nastasi ha raccontato il suo percorso senza nascondere difficoltà e cedimenti. «Sono molto contento per questa vittoria con Simone e Andrea» ha detto subito dopo il trionfo. «Le fasi di gioco per me sono state altalenanti. Ho chiuso in negativo, anche se le prime due ore erano andate bene. Poi, nelle due ore successive, c’è stato un calo, anche mentale». La parte centrale del suo contributo, però, è arrivata nella notte. «Le quattro ore notturne sono state positive, nonostante il risultato. Sono riuscito a mantenere le distanze e a contenere il vantaggio che Simone e Andrea avevano accumulato. L’ho fatto per diverse ore, poi nell’ultima parte ho iniziato a calare. Ero stanco, era tardi. Ho chiuso lì la mia partita e da quel momento sono stati i compagni a fare il resto». E il bilancio finale, asciutto: «È stata una bella 24 Ore».
Il resto della carriera di Giovanni, confrontato con questo filone, sembra spesso un contorno. Giocatore dalla parabola contraddittoria, ha vestito persino i panni di presidente della NBL nel 2012 è oggi Rappresentante dei Giocatori. In campionato ha conosciuto retrocessioni, risalite, stagioni di lotta per la salvezza e qualche lampo.
In Champions League ha raccolto oltre 200 mani, entrando nella ristretta cerchia dei veterani, senza lasciare il segno.
Eppure il dato resta incontestabile: quattro 24 Ore vinte, un patrimonio che lo mette sullo stesso piano di Daniele Raiti e a due lunghezze dal recordman Giuseppe Barone. Nastasi è l’uomo della 24 Ore, il giocatore che ha legato tutto il suo percorso a quella maratona.
La sua ultima prestazione nella 24 Ore chiusa in negativo non deve ingannare: il performance factor, seppure sperimentale attribuisce a Giovanni una prestazione non negativa, al contrario del suo punteggio, quindi di fatto ha reso per quello che le carte gli hanno concesso.