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Le Stats+ spiegano i segreti di Arturo Di Bartolo: xP Primari sempre alti, il rischio in chiamata e la gestione. Numeri alla mano sveliamo perché Arturo è a questo punto.

In questo approfondimento tecnico analizziamo le statistiche PLUS applicate ad Arturo Di Bartolo, cercando di comprendere cosa si nasconde dietro i suoi numeri apparentemente eccellenti negli xP Primari. L’analisi rivela un quadro più sfumato e interessante: la predisposizione di Arturo ad accumulare expected points deriva principalmente dalla sua tendenza a chiamare con carte non eccellenti, assumendosi rischi che altri giocatori preferiscono evitare e che Arturo ha imparato a gestire meglio degli altri.

Partiamo dal dato più significativo: la media di probabilità di vittoria Primaria quando un giocatore è chiamante. Questo valore fotografa le condizioni iniziali della mano, considerando sia le carte del chiamante (con peso maggiore) sia quelle dei potenziali compagni.

Il dato chiave: Arturo Di Bartolo presenta una media di probabilità Primaria del 59.32%, la seconda più bassa del torneo. Eppure, detiene il maggior numero di chiamate (6, pari merito con Franco Coletta). Questo indica una propensione al rischio superiore alla media.

Il confronto è eloquente: giocatori come Simone Stagnitta e Giancarlo Stagnitta chiamano con probabilità medie del 76%, quasi 17 punti percentuali in più rispetto ad Arturo. Solo Daniele Raiti ha rischiato di più, ma con sole 2 chiamate e in una situazione di classifica particolarmente difficile che rendeva quasi fisiologica una maggiore aggressività.

Per comprendere meglio il livello di rischio assunto da Arturo, andiamo oltre gli xP Primari e analizziamo i punti attesi “asettici”, ovvero quelli calcolati senza considerare le condizioni del potenziale compagno. Questo valore fornisce una fotografia ancora più pura della situazione del chiamante; questi sono dati non presenti durante le pubblicazioni delle Stats+

Nella Partita 2 del torneo, Arturo ha mostrato una tendenza particolarmente marcata al rischio:

Mano 5 (Partita 2): Punti attesi asettici = 78.7

Un valore significativamente inferiore alla soglia dell’81 necessaria per vincere la mano. Una chiamata che sulla carta partiva in salita.

Mano 8 (Partita 2): Punti attesi asettici = 76.5

Ancora sotto soglia. In questa mano l’asta si è poi “spenta” con Simone Berizia chiamante, ma il dato fotografa la propensione di Arturo a entrare in gioco anche con mani non ottimali.

Nella Partita 1, Arturo si è mantenuto maggiormente in linea con le statistiche, eccezion fatta per la celebre Mano 9, già oggetto di analisi approfondita nell’articolo “Statistica e PLUS”. In quell’occasione, i punti attesi erano 81 e Arturo ha scelto di chiamare a 89: una sfida deliberata alle probabilità. Le altre tre chiamate della giornata hanno invece mostrato valori più allineati alle aspettative statistiche.

Un altro indicatore fondamentale è il delta tra probabilità Primaria e Secondaria: misura quanto un giocatore riesce a “migliorare” la propria situazione dopo aver visto il primo giro di carte. Un delta positivo indica capacità di recupero; un delta nullo o negativo suggerisce che le condizioni iniziali restano immutate o peggiorano.

Il paradosso di Arturo: Con un delta di appena +0.01%, Arturo è il giocatore che meno “recupera” dopo il primo giro. Eppure, nonostante partenze con probabilità basse e nessun miglioramento significativo post-G1, riesce comunque a portare a casa le vittorie.

Questo dato ci racconta due cose importanti:

  1. Il rischio non viene “ammortizzato” dalla fortuna: Arturo non beneficia di quei giri al buio favorevoli che possono ribaltare situazioni inizialmente sfavorevoli. Il suo delta nullo indica che ciò che parte difficile, resta difficile.
  2. La differenza la fa la gestione: Se le probabilità Secondarie restano allineate alle Primarie, ma Arturo vince comunque, significa che il valore aggiunto sta nella conduzione della mano, nella lettura del gioco, nelle scelte tattiche post-primo giro.

Nonostante le probabilità sfavorevoli, Arturo mantiene un tasso di vittoria in chiamata dell’83.33% (5 vittorie su 6 chiamate). Un risultato notevole se consideriamo che parte con la seconda media Primaria più bassa del torneo.

È importante contestualizzare questi dati nel percorso di crescita del giocatore. L’approccio aggressivo di Arturo non è frutto di improvvisazione: è un concetto che ha rodato durante tutta la Super League, attraverso diversi esperimenti. Ha saputo trovare una quadra, limare un gap che altri giocatori faticano a colmare.

La confidenza che Arturo mostra in chiamata deriva dalla consapevolezza che il rischio assunto può essere supportato da una gestione opportuna della mano. È un equilibrio sottile: il pericolo di sconfinare in chiamate eccessivamente rischiose, potenzialmente segnalabili, potrebbe influenzare future scelte e portare a risultati negativi, che è esattamente quello che è successo alla mano 9 di partita 1 del girone Élite. Ma un giocatore esperto come Arturo tiene in considerazione anche questi fattori e mette in conto anche il rovescio della medaglia.

L’analisi ci porta a una conclusione chiara: i punti conquistati da Arturo negli xP Primari derivano principalmente da un rischio supplementare che si assume sistematicamente in chiamata laddove le carte sono “in dubbio” per gli altri. Non si tratta di fortuna né di carte migliori degli avversari, ma di una scelta strategica deliberata. È anche vero che le opportunità di chiamata (chiamate potenziali) per Arturo siano state superiori sia in Super League che Champions League fino ad ora, ma è anche vero che occorre pesare la qualità di queste opportunità; e anche quando la qualità è bassa Arturo riesce a limare e trovare la quadra.

Gli xP Secondari elevati, nonostante un delta praticamente nullo, confermano che la differenza sta nella gestione della giocata. È qui che Arturo fa la differenza, trasformando situazioni statisticamente sfavorevoli in vittorie concrete.

Un equilibrio sottile, difficile da mantenere per la maggior parte dei giocatori, ma che al momento rende Arturo uno dei giocatori più efficienti del circuito.

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